LA NOTTE IN BIANCO, IL MALORE, LE LACRIME. SINNER: "IL FISIOTERAPISTA MI HA DETTO: NON PUOI GIOCARE"

Il giorno dopo resta un po' l'amaro in bocca per l'occasione mancata, da numero uno del mondo, di giocarsi la semifinale a Wimbledon contro Carlos Alcaraz per la rivincita del Roland Garros ma anche per sognare di arrivare fino in fondo e alzare il secondo trofeo Slam dell'anno dopo gli Australian Open. Pazienza, Jannik Sinner non ha colpe: il suo tennis non è stato inferiore a quello di Medvedev perché fosse semplicemente in "giornata no" come spesso dicono gli sconfitti ma per un evidente problema fisico contro il quale non si può fare nulla. Capita anche ai migliori: il tennis è pienissimo di infortuni, malesseri e ritiri come lo stesso torneo sull'erba ha dimostrato con la rinuncia di Dimitrov al primo set proprio contro il russo e dell'americana Keys contro Paolini giusto per citare due esempi. A causa del suo malore, tra l'altro, Jannik non sarebbe nemmeno dovuto rientrare in campo.

Il consiglio del fisioterapista

All'inizio del terzo set della gara contro il russo Medvedev è costretto a sedersi: intervengono i medici, in faccia è paonazzo e fa un chiaro segnale che gli gira la testa. Non l'avevamo mai visto così nella sua breve carriera. In conferenza stampa chiarirà quel che era successo alcune ore prima: "Non mi sentivo bene già da stamattina. Avevo avuto dei problemi, poi con la stanchezza non è stato facile. Con questo non voglio togliere nulla a Daniil che ha giocato un buon tennis, una partita molto intelligente". Ma poi, lontano dagli occhi indiscreti delle telecamere, in quegli 11 minuti di assenza dal Centrale, è arrivata la sentenza dal fisioterapista: "Mi ha detto che era meglio se mi prendevo un pò di tempo perché mi ha visto in faccia e non sembravo in condizione di giocare. Non è stato un momento facile, ho cercato di lottare con quello che avevo".

Sinner: "Non stavo bene"

Non c'è bisogno di tradurre che il rientro in campo di Sinner è stato un azzardo viste le precarie condizioni di salute. Ma nel tennis, si sa, non ci possono essere le sostituzioni come in altri sport, dunque o si prosegue o ci si ritira. Il numero uno al mondo voleva giocarsela, ha tenuto duro e poi è sembrato anche migliorare nel corso dei minuti ma ci ha messo un po' per smaltire il malessere. "Sicuramente non stavo bene. Non ho vomitato, ma mi girava parecchio la testa. Quei minuti fuori dal campo sono stati i peggiori per la verità. Quando sono tornato in campo ho cercato di dare il meglio".

Al campione Sinner bisogna soltanto fare un applauso per lo sforzo che ha comunque profuso contro il numero cinque del mondo, non certo l'ultimo arrivato, contro il quale si è giocato la gara fino al quinto set. Immaginiamo come sarebbe potuta finire se fosse stato in perfette condizioni fisiche. Il rammarico dell'altoatesino, a bocce ferme, rimane comunque. "Mi dispiace non aver vinto il terzo set, ho avuto un paio di occasioni e non sono riuscito a sfruttarle. Nel quarto ho alzato un pò il mio livello, poi al quinto un cattivo turno di battuta ha deciso la partita", ha dichiarato in conferenza stampa.

Ai giornalisti che gli hanno chiesto se avesse pensato, in quei minuti di malessere, di ritirarsi, Sinner ha risposto chiaramente di non aver mai pensato a questa evenienza. "Mi ha sorpreso il fatto di riuscire ad allungare la partita. Due anni fa mi sono ritirato tante volte, e non voglio farlo solo perché non mi sento bene. Oggi ero in qualche modo in condizione di giocare. Al quinto set mi sentivo un pò meglio, avevo più energie che andavano e venivano, così non è facile gestire le situazioni in campo. Succede. Il pubblico mi ha anche aiutato molto, ha cercato di spingermi. Non vuoi mai abbandonare un quarto di finale in uno Slam".

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